LA MUSICA ECCLESIASTICA BIZANTINA

STORIA DELLA MUSICA ECCLESIASTICA

I MELODI E GLI INNOGRAFI DELLA CHIESA

BIBLIOGRAFIA - FONTI

I MELODIE

 

SAN GREGORIO TEOLOGO

San Gregorio Teologo visse all'epoca dell'imperatore Valente (364-378 d.C.). Originario del Ponto, nacque in un piccolo paese nella zona di Nazianzo, chiamato Arianzo, il 330 d.C. Fu chiamato Nazianzeno perché visse la maggior parte della sua vita a Nazianzo, dove si trovava anche la casa paterna. Suo padre, San Gregorio, Vescovo di Nanziano, prima di nominato per quella carica, era un signore molto ricco della città. Occupava una posizione preminente nella vita pubblica ed apparteneva all'eresia giudaica degli Ipsistari. Sua madre, Santa Nonna, era Ortodossa. La devozione e la sua virtù influenzarono il suo consorte e lo portarono ad abbracciare la vera fede.
I suoi genitori, Gregorio e Nonna, non avevano figli e supplicavano Dio affinché regalasse anche a loro la gioia di un figlio. Ed effettivamente, le loro preghiere furono ascoltate e Nonna mise al mondo San Gregorio, che, prima ancora di nascere, aveva dedicato a Dio. Molte volte San Gregorio confronta i suoi genitori ad Abramo e Sara, che in età avanzata, ebbero il figlio Isacco.
I suoi genitori fecero molti sforzi per educarlo e per trasmettergli l'amore per le lettere e la fede cristiana. Fin dall'infanzia, gli ispirarono l'intensa e profonda religiosità, tanto che Gregorio, per devozione e spiritualità, promise a sé stesso di vivere in purezza e castità.
San Gregorio, grazie alla possibilità del padre, seguì dei brillanti studi. Studiò in tutti i maggiori centri culturali dell'epoca: Nanziano, Cesarea in Cappadocia, Cesarea in Palestina, Antiochia, Alessandria, Atene. Costantinopoli, a quell'epoca, non era ancora un centro culturale, e Roma non rappresentava nulla di interessante per i greci. In queste città consultò le ricchissime biblioteche ed ascoltò i maestri più dotti ed i filosofi Tespesio, a Cesarea, ed Imerio e Proeresio ad Atene. Quest'ultimo è ritenuto cristiano.
Quando concluse i suoi studi, il Santo era ormai un uomo maturo, di 30 anni di età. Ma non era stato ancora battezzato e quindi era angosciato di restare senza battesimo, prima della morte, e prima di ritornare da suo padre. Per questo motivo, mentre si recava da Alessandria ad Atene, durante una tempesta, si spaventò tanto e pregò il Signore di avere pietà, di aiutarlo a non annegare, per avere il modo di ricevere il santo Battesimo.
Al battesimo di Gregorio, seguì, in piena coscienza, una vera e propria lotta spirituale. Digiuno, preghiera, veglia. Una lotta per la catarsi, il progresso spirituale, la divinizzazione. Insieme a San Basilio, con il quale condividevano molti punti in comune, si isolò nel Ponto, abbandonandosi completamente all'ascetismo ed all'esercizio. I loro sforzi furono benedetti da Colui che vuole che noi diventiamo i violatori del suo regno. Entrambi riuscirono ad acquisire enormi virtù spirituali.
Ben presto, Dio invitò Gregorio al suo servizio. Verso la fine del 360 d.C., ritornò a Nanziano. Il padre, avendo bisogno di un aiutante e collaboratore nella "lotta notturna", come definiva il sacerdozio, lo ordinò presbitero, perché vedeva nel suo volto, non solo il devoto figlio, ma anche lo zelo di salvare le anime dei mortali. Gregorio si rifiutò. Ma il suo rifiuto si piegò davanti alla figura del padre Gregorio, che era anche suo padre spirituale, cui era molto devoto. Obbedì all'ordine del Vescovo padre e fu ordinato sacerdote. Subito dopo la sua ordinazione, cercò il sollievo nell'isolamento e nella preghiera. Quindi, si ritirò nel suo eremitaggio, nella serenità della preghiera spirituale, riuscendola a trovare per continuare il suo percorso. Ritornò con la pace nel cuore, pronto ad assumersi l'opera spirituale, iniziata con il suo famoso discorso teologico sulla Pasqua e la giustificazione della sua fuga.
Fu sacerdote con grande zelo, affianco al padre, quando l'Arcivescovo di Cesarea, in Cappadocia, e l'esarca del Ponto, Basilio, lo nominarono Vescovo della piccola città di Sasima. Suo scopo era quello di salvaguardare la giurisdizione della chiesa locale, dalle rivendicazioni di un nuovo Metropolita, Antimo di Tiana. Ciò rammaricò maggiormente Gregorio che reagì, esprimendo la sua amarezza. Alla fine, però, obbedì, ma non si recò mai a Sasima. Per un periodo di tempo restò a Nazianzo, aiutando il padre e cedendo alle sue preghiere. E quando quest'ultimo morì, il 374 d.C., il Teologo continuò a predicare nella Chiesa di Nazianzo, come topoterete, senza cessare di pregare di nominare ed eleggere il loro Vescovo legittimo. E poiché ciò non avveniva, rammaricato, lasciò la città e si rifugiò a Seleucia, in Isauria, dove, vicino alla chiesa di Santa Tecla, ricercò la pace e la tranquillità nella preghiera, restandovi per quasi cinque anni, studiando e scrivendo.
Nella primavera del 379 d.C., i pochi cristiani lo invitarono a Costantinopoli, a lottare per la fede ortodossa, visto che in quella città dominavano gli ariani. Era tale la loro diffusione e la loro predominanza, che San Gregorio non riuscì a trovare neppure una cappella nelle mani degli ortodossi. Così, iniziò a celebrare funzioni liturgiche ed a predicare in una casa che lui stesso aveva allestito a chiesa, dedicandola a Santa Anastasia, per la resurrezione dell'Ortodossia.
In questo luogo, il Santo pronunciò le sue famose omelie teologiche. Il loro influsso, soprattutto quello dei cinque Discorsi Teologici , fu tale che alcuni ariani fanatici decisero di eliminarlo. Gli crearono non pochi problemi, lo insultarono, lo calunniarono, cercarono di lapidarlo, di bastonarlo, addirittura ingaggiarono una persona per farlo uccidere. Ma questi, vinto dalla santità e dalla clemenza del Santo, confessò la verità nel momento in cui stava per commettere il suo gesto.
Avendo come arma la parola di Dio, il coltello dello spirito, riuscì a sconfiggere i nemici della fede come Mosè. Infatti, gli ariani diminuivano sempre più. San Teodosio, soddisfatto della sua opera, lo consacrò, nel 380 d.C., Patriarca e lo incoronò nella chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli. Ma non tutti i Vescovi ortodossi concordarono con questa consacrazione. Alcuni, pieni di invidia, calunniarono il Santo, accusandolo di non aver convinto l'imperatore a sottrarre le chiese dagli eretici e vietare la celebrazione del loro culto. In risposta, San Gregorio sottolineò che Cristo non ha bisogno delle lance di Cesare e che la verità è l'unica arma necessaria. Ed infatti, la verità prevalse.
Nel 381 d.C., si riunì il Concilio Ecumenico, presieduto da San Melezio di Antiochia. In questo Concilio fu completata l'opera iniziata dal I Concilio Ecumenico. Gli ariani e gli eunomiani furono condannati, e si portò a termine il Simbolo della Fede, il Credo, che acquistò la sua forma attuale. Così, brillò la gloria della Santa Trinità, del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Inoltre, il Concilio condannò l'Apollinaresimo, che distingueva l'essere umano in tre parti (corpo, anima e mente), insegnando anche che Cristo non aveva ricevuto lo spirito umano. In questo modo, avevano distrutto l'opera del Signore Salvatore dell'umanità, poiché tutto ciò che non è concepito in Cristo, resta incurabile. Ancora, il II Concilio Ecumenico condannò la predestinazione assoluta, insegnata successivamente da Calvino, Agostino e Lutero e da tutto il Protestantesimo. Infine, riconobbe San Gregorio, quale legittimo Arcivescovo di Costantinopoli.
San Melezio, che presiedeva il Concilio, morì durante il Concilio. Il Conciliò lo onorò quale Apostolo. San Gregorio pronunciò, allora, l'elogio funebre, un famoso discorso che iniziava con le parole: " è aumentato il numero degli Apostoli ". Suo successore nella presidenza del Concilio, fu il Patriarca di Costantinopoli. Ma dopo un po' il clima cambiò. Era arrivato a Costantinopoli, per partecipare al Concilio, Pietro II, Patriarca di Alessandria, con i Vescovi egizi e macedoni. Questi si erano già schierati contro San Gregorio, non riconoscendolo quale Arcivescovo legittimo, perché era stato trasferito da Sasima. Quindi, avevano incoronato Patriarca, Massimo il Cinico, in modo assolutamente irregolare, che era sì ortodosso, ma il suo nome è rimasto nella storia come quello di un personaggio enigmatico. Pietro aprì la questione della regolarità. San Gregorio, pur avendo la forza di sconfiggere ogni resistenza, perché oltre all'appoggio dei Vescovi, godeva anche del sostegno dell'imperatore, restò disgustato e si ritirò con le seguenti parole: " Non sono più modesto del Profeta Giona. Se io sono la causa del problema nella Chiesa, mi getterò in mare ". Subito dopo essersi ritirato, celebrò la funzione liturgica nella cattedrale di Costantinopoli, per salutare il suo gregge, e se ne andò prima che si concludessero i lavori del Concilio. Ritornò a Nazianzo e restò per un po' isolato a Arianzo per rasserenarsi.
Nel 383 d.C., la sua salute crollò. Propose come Vescovo, il presbiterio Eulalio e si ritirò definitivamente nel suo paese natale, dove morì in pace il 390 d.C.. La sua Sinassi fu celebrata nella chiesa di Santa Sofia, in quella di Santa Anastasia, situata all'ingresso della località chiamata Domnino, ed anche nella chiesa dei Santi Apostoli, dove l'imperatore Costantino Porfirogenito (VII) portò le sue reliquie da Nazianzo, in Cappadocia. Il secondo giorno dopo la Pasqua, gli imperatori si recavano a seguire la funzione liturgica nella chiesa dei Santi Apostoli, pregando davanti alle reliquie sacre di San Gregorio.
Le opere di San Gregorio sono relativamente poche. Non hanno l'estensione di quelle degli altri Padri della Chiesa. Tuttavia, sono molto profonde ed hanno un carattere più intenso di qualunque altra. Le sue opere sono state sempre la maggiore fonte di insegnamenti, E per questo motivo è diventato il Teologo della Chiesa, sorgente di espressione del culto, mentre la sua opera è stata molto utile quale fonte dell'innografia.
La Chiesa commemora il Santo il 25 gennaio.

SANT' ANFILOCHIO, VESCOVO DI ICONIO

Sant'Anfilochio, Vescovo di Iconio, è una delle maggiori figure della Chiesa del IV secolo d.C. Nacque a Cesarea, in Cappadocia, intorno al 340 d.C. Era figlio dell'omonimo Anfilochio e di Libia, fratello di Eufemio e Teodosia, della madre di Santa Olimpiade diaconessa (morta il 25 luglio), trovatasi nella diaconia di vari Vescovi di Costantinopoli ed anche di Crisostomo, con cui si scambiavano lettere nel periodo del suo esilio, ed anche cugino di San Gregorio il Teologo (morto il 25 gennaio), da parte del padre di Anfilochio, che era fratello della madre di Gregorio, Nonna. Inoltre, era legato con una profonda amicizia a Basilio Magno.
Fu discepolo di Libanio e successivamente esercitò la professione di avvocato difensore a Costantinopoli, tra gli anni 364-370 d.C. circa. Si conserva una lettera di San Gregorio a lui inviata, in cui Gregorio, ricordando l' "amicizia dei padri", lo prega di assumersi la difesa di una persona. Ma Anfilochio, coinvolto in un'accusa di corruzione e molto deluso di questo evento, si rifugiò nel deserto, vicino ad Ozizala, in Cappadocia. Qui, attese più di tre anni, vivendo nella preghiera e nell'astinenza (intorno agli anni 370-373 d.C.). Di questo periodo sono anche le Lettere di Gregorio il Teologo.
A quell'epoca era vacante il posto di Vescovo di Iconio. Su esortazione di Basilio Magno, la sede del Vescovato, che aveva nella sua regolare giurisdizione tutta la Licaonia, fu coperta da Anfilochio, che all'epoca si trovava nel deserto. Più tardi, lo stesso Santo, raccontando le vicende della sua elezione a Vescovo, la presenta come un dono degli angeli 31.
Quale Vescovo di Iconio, sviluppò un'ampia azione pastorale. Con le sue omelie, nelle varie feste, predicava principalmente l'applicazione della fede attraverso le opere e consigliava di lottare costantemente per conquistare la virtù. Con le sue Epistole e nei Concili, chiarisce alcune questioni dottrinali della fede e si oppone agli eretici. Il suo atteggiamento e la sua tenacia su argomenti dell'Ortodossia, sarà esaltato in seguito tra gli storici della Chiesa (Teodoreto, Sozomeno) e nei Sinassari , con loro sontuosi riferimenti all'episodio che ebbe luogo tra l'imperatore Teodosio il Grande ed il Santo. Una volta, quando Anfilochio si recò al suo palazzo, rese omaggio all'imperatore, ma non fece lo stesso alla sua uscita dal palazzo, nei confronti di Arcadio, figlio di Teodosio il Grande. In seguito alle osservazioni dell'imperatore, Anfilochio gli rispose di non onorare abbastanza il Figlio di Dio, avendolo donato agli eretici.
Il Santo, intorno al 376 d.C., convocò il Concilio locale dei Vescovi di Licaonia, ad Iconio, che decise di affidargli il compito di scrivere l'Epistola Conciliare, conservatasi fino ai nostri giorni. In questa, è riconosciuto il I Concilio Ecumenico ed i suoi articoli sulla fede, mentre condanna le eresie dei Sabelliani, degli Anomei, degli Ariani e dei Pneumatomachi. Partecipò al II Concilio Ecumenico di Costantinopoli, il 381 d.C., presieduto da san Gregorio Nazianzeno. Intorno al 390 d.C., partecipò al Concilio locale di Side, in Panfilia ed al Concilio, convocato a Costantinopoli, il 394 d.C., da Patriarca Nettario. Dopo questo Concilio, le tracce del Santo si perdono e quindi si ritiene che morì in pace dopo il Concilio, ma non prima del 400 d.C.
Sant'Anfilochio scrisse numerosi inni contro gli eretici, molte opere teologiche, ma purtroppo poche si sono conservate. Le sue opere esistenti fino ai nostri giorni sono: Omelie, a) Είς τα γενέθλια του μεγάλου Θεού και Σωτήρος ιμών Ιησού Χριστού (All'anniversario della Nascita di Gesù Cristo) 32, b) Είς την Υπαπαντήν του Κυρίου ημών Ιησού Χριστού και είς Θεοτόκον και είς την 'Αννα και είς τόν Συμεώνα (Alla Presentazione al Tempio di Nostro Signore Gesù Cristo, ed alla Madonna, ad Anna ed al sacerdote Simeone) 33, c) Είς τον τετραήμερον Λαζάρον (A Lazzaro resuscitato) 34, d) Είς την γυναίκα την αμαρτωλόν , την αλείψασαν τον Κυρίον μύρω και είς Φαρισαίον , τη Μεγάλη Τετάρτη (Alla peccatrice che Cristo unse di mirra) 35, e) Είς την ημέραν Μεγάλου Σαββάτου (Al giorno del Sabato Santo) 36, f) Είς την Μεσοπεντηκοστήν και είς το Μη κρίνετε κατ ' όψιν (A metà della Pentecoste e a non giudicare dall'aspetto) 37, g) Είς το Πάτερ , ει δυνατόν , παρελθέτω απ ' εμού το ποτήριον τούτο (Padre non lasciarmi bere questo calice) 38, e h) Λόγος είς τα άκαρπα δένδρα (Discorso agli alberi infruttuosi) . Inoltre, si conservano varie sue epistole.
Nella sua innografia, è sottolineata la sua azione antieretica, mentre nel suo Contachio (a. serie di tropari composti in occasione della festa di un santo preceduti dall' irmo ; b. ritornello dopo la sesta ode canone del orthros ; c. ritornello dell' akathistos ; d. ultimo della serie di tropari cantati al piccolo isodos), il Santo è caratterizzato quale " tuono divino, la tromba dello Spirito che fa nascere fedeli e cade come una scure per tagliare le eresie ".
La Chiesa lo commemora il 23 novembre.

DIDIMO ALESSANDRINO

SANT'AMBROGIO, VESCOVO DI MILANO

Un altro Padre della Chiesa che svolse un ruolo importantissimo nella salmodia fu il Vescovo di Milano, Ambrogio, nato in Francia (340-397 d.C.), il quale fu un eccellente conoscitore dell'antica musica greca e scrisse, in base alla variazione monosillaba della musica antica τε , τα , τη , τω , l'opera " Μουσική Προπαίδεια "(Educazione Musicale), un manuale per principianti, in modo da alternare le note dell'ottava musicale.

DIODORO DI ANTIOCHIA

SAN GIROLAMO

AGOSTINO, VESCOVO DI IPPONA

RUFINO

SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

PALLADIO

SINESIO CIRENEO

SANT' ISIDORO DI PELUSIO

Sant'Isidoro di Pelusio nacque in Egitto, intorno al 360 d.C., da genitori devoti ed era parente dei Patriarchi di Alessandria, Teofilo (385-412 d.C.) e Cirillo I (412-444 d.C.). In giovane età, ricevette un'educazione teologica e filosofica. Inizialmente, lavorò come maestro e catechista della chiesa di Alessandria. Tuttavia, alla ricerca della tranquillità, e per occuparsi dell'opera della sua vita, cioè lo studio delle Sacre Scritture, si ritirò in un monastero, sul monte Pelusio. Successivamente, fu ordinato presbitero ed in seguito fu eletto abate del suo monastero.
La sua morale nobile e meravigliosa, la sua esemplare vita ascetica e l'enorme erudizione teologica contribuirono, ben presto, a fargli conquistare grande prestigio e fama, tanto da diventare un gioiello della Chiesa di Pelusio, da renderlo preminente e da essere ritenuto unico nell'interpretazione dei canti delle Sacre Scritture. Durante il III Concilio Ecumenico, che si svolse ad Efeso, il 431 d.C., quando imperatore era Teodosio II il Piccolo (408-450 d.C.), il Santo godeva di grande credito e prestigio nella Chiesa. Parlava con franchezza ai peccatori, illuminava tutti con la sua parola sacra, consigliava i signori, sosteneva i disperati ed era " ispiratore della nostra corte" , come lo chiamava Fozio 39. Scrisse molti trattati, e numerosissime epistole, di cui si conserva un gran numero, con cui consigliava ed allo stesso tempo spiegava le Sacre Scritture.
Santi'Isidoro morì in pace il 440 d.C., e la Chiesa lo commemora il 4 febbraio.

SAN CIRILLO, PATRIARCA DI ALESSANDRIA

San Cirillo visse negli anni dell'impero di Teodosio il Piccolo (408-450 d.C.), e nacque il 370 o il 375 d.C. ad Alessandria, da genitori ricchi della comunità greca della città. Aveva un carattere vivace, inquieto, audace ed era molto attivo 40. Si distingueva per il suo ingegno, la velocità e la decisività delle sue azioni e, soprattutto, per l'insistenza, l'impetuosità e la risolutezza nella realizzazione dei suoi scopi, per i quali non si stancava di mai lottare. Era molto legato alla tradizione ecclesiastica ortodossa ed amava la pace e l'unità ecclesiastica, mentre il senso del dovere ed il suo puro entusiasmo per la verità, lo rendevano impavido nell'esecuzione della sua diaconia ed abile combattente della verità, fino alla morte. Per tutte queste qualità, è ritenuto uno dei Grandi Padri e Maestri della Chiesa e sostenitore per eccellenza della tradizione sacra.
Era nipote del Patriarca di Alessandria, Teofilo, per il quale nutriva sempre una profonda gratitudine 41. Ricevette un'ampia educazione ad Alessandria, nella Scuola Catechista della città, dove seguì gli insegnamenti del grande maestro di questa Scuola, Didimo il Cieco. Inoltre, studiò nelle scuole filosofiche dell'epoca ad Alessandria, completando i suoi studi con ulteriori approfondimenti della filosofia classica e cristiana, come risulta dai suoi discorsi e dai suoi scritti.
Nello studio delle Sacre Scritture applicava sempre il metodo interpretativo corretto, cercando di trovare la sintesi del testo e poi il suo significato. Nell'interpretazione delle Sacre Scritture ed in generale, nell'esposizione dei dogmi, preferiva la fede, avendo come criterio l'Ortodossia e la sua tradizione 42, ma dove necessario, utilizzava anche la logica 43.
Per la sua migliore crescita spirituale ed una formazione più completa, si recò nei monasteri d'Egitto, dove visse una vita da asceta per un certo periodo. Diceva a proposito: " Ci mettiamo nelle vostre mani di ortodossi e di santi " 44. In quegli anni, la vita monastica in Egitto conosceva un periodo molto florido, che, tuttavia, iniziava a decadere, soprattutto in seguito ai violenti attacchi lanciati contro Teofilo, a causa dei dissensi origeni.
Anzi, secondo alcune fonti, San Cirillo fu inviato da suo zio Teofilo, dopo i suoi studi, nei monasteri a Nitria, dove rimase per cinque anni nel monastero di San Macario, studiando le Sacre Scritture ed esercitandosi, sotto la guida del vecchio Serapione.
Non si sa quando precisamente entrò nel clero, ma in ogni caso, dopo i 26 anni, fu ordinato lettore e successivamente fu ordinato diacono e presbitero, dallo zio Teofilo.
Dopo la morte di Teofilo, il 15 ottobre 412 d.C., fu candidato alla sua successione, come anche l'arcidiacono Timoteo, il quale era un valido membro del clero, molto gradito dall'aristocrazia della società alessandrina e dai governanti della città. Alla fine, Arcivescovo di Alessandria fu eletto San Cirillo, che salì al trono della Chiesa di Alessandria, il 17 ottobre 412 d.C., restandoci per 32 anni, alla guida del suo gregge, avendo piena coscienza della responsabilità della sua carica, che un tempo era nelle mani dell'Evangelista Marco.
San Cirillo controllava lo squilibrio sociale, lanciava parole ardenti contro l'indifferenza dei ricchi e le cattive abitudini, e commentando in generale molti fenomeni della società benestante. D'altro lato, predicava ai suoi fedeli gli ideali della vita cristiana e dell'amore, consigliando loro di vivere una vita secondo la volontà di Dio ed il loro nome cristiano.
Il Santo riteneva, quale suo compito fondamentale, affrontare le varie eresie e dottrine, che erano ancora diffuse, come quella degli ariani, di Marcione, di Paolo Samosata, dei Novaziani. Inoltre, si schierò contro i pagani, che influenzavano il popolo attraverso la magia, l'astrologia e le superstizioni e con il loro oracolo a Menouthis. Per affrontare questo oracolo, il Santo fece traslare le reliquie dei martiri Ciro e Giovanni ed anche delle Vergini Teotista, Eudossia e della loro madre, Atanasia, ritrovate nell'antica chiesa cristiana dell'Apostolo Marco, nella chiesa degli Evangelisti, eretta da Teofilo in quel luogo.
San Cirillo affrontò anche i Giudei, che avevano l'appoggio dell'esarca Oreste e si comportavano in modo provocatorio nei confronti dei cristiani. Inoltre, il Santo affrontò le teorie eretiche di Pelagio ed infine, di Nestorio. La sua lotta contro Nestorio ed il Monofisismo occupa un posto predominante nella storia di questo grande Padre della Chiesa.
Nestorio, Arcivescovo di Costantinopoli, dall'aprile del 448 d.C., creò l'eresia del Monofisismo. Vale a dire che rifiutava l'unione delle due nature di Cristo, quella divina e quella umana, ed accettava solo un composto umano e divino, non completamente umano e non completamente divino, ed inoltre riteneva che la Madonna non fosse Teotocos, cioè madre di Dio, ma " Cristotocos "o " antropotocos ", cioè madre di Cristo o dell'uomo. San Cirillo salvaguardò la Cristologia della Chiesa dall'inganno degli eretici, insegnando la verità della Chiesa. Cristo, per la sua natura divina, è caratterizzato dal Santo quale " figlio del Padre con la stessa natura e la stessa Parola nei nostri confronti ", " Parola proveniente da Dio ", " dall'alto da Dio Padre "che è Parola Divina e che " per nostra grazia è vissuto tra gli uomini efficacemente ", " è diventato mortale ", e " umano come noi ", " è diventato mortale per natura e per esistenza ". Quindi, la Madonna è Teotocos, madre di Dio, perché in questa parola è inclusa anche la realtà dell'incarnazione divina della Parola, della nascita carnale di Dio dalla Vergine e l'unione delle due nature nella sua figura. Il termine Teotocos contiene perfettamente il senso di questa unione nella figura di Cristo.
Il 430 d.C., il Concilio, convocato ad Alessandria da San Cirillo, formulò 12 scomuniche che Nestorio doveva adottare nelle sue dottrine. In effetti, lo scandalo provocato dalle teorie di Nestorio, aveva sollevato una vera tempesta in seno alla Chiesa. Così, l'imperatore Teodosio II fu costretto a convocare il III Concilio Ecumenico ad Efeso, il 431 d.C.. Il Concilio si riunì il 22 novembre 431 d.C., presieduto da San Cirillo. Nestorio non si presentò. Il Concilio, allora, condannò le sue teorie e lo stesso Nestorio, proseguendo i suoi lavori su altri argomenti. In ritardo, arrivò al Concilio anche l'Arcivescovo di Antiochia con i suoi Vescovi che, quando appresero della condanna di Nestorio, si riunirono in un loro Concilio, dove scomunicarono tutti i partecipanti al III Concilio, e destituirono anche San Cirillo ed il Vescovo di Efeso Memnona dai loro troni. Con ordinanza imperiale, emessa dopo un commento inviato dai commissari imperiali, amici di Nestorio, San Cirillo ed il Vescovo di Efeso furono imprigionati. Ma, con l'intervento della devota Pulcheria, sorella dell'imperatore, Teodosio II invitò le due parti a presentarsi al suo cospetto, le ascoltò ed accettò le posizioni degli ortodossi. E così, furono approvate tutte le decisioni del III Concilio Ecumenico.
San Cirillo morì in pace il 27 giugno del 444 d.C.. Giustamente, Sant'Attanasio del Sinai lo definì " suggello dei Padri ".
A San Cirillo sono attribuite varie opere, come l'Innologio Trinitario " Μονογενής Υιός και Λόγος του Θεού … (Figlio unico e Parola di Dio)", l'encomio alla Madre di Dio " 'Αξιον εστίν ως αληθώς … (é degno perchè vero)", l'Apolytirion (i nno relativo alla festa o al periodo liturgico cantato alla fine - apolysis - dell'officiatura o al momento del piccolo isodos; contiene il significato della festa o l'elogio del santo celebrato e si conclude con una domanda di intercessione) " Θεοτόκε Παρθένε (Madre di Dio Vergine)", ed altri canti. Il Santo scrisse anche i canti delle Ore del Venerdì Santo, riveduti poi dal Patriarca di Gerusalemme Sofronio.

NILO

TEODORETO DI CIRO

SAN PATROCLO, ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI

ANTIMO E TIMOCLE

SANT'ANATOLIO, PATRIARCA DI COSTANTINOPOLI

Sant'Anatolio fu poeta e melode di molti versetti dei tropari, tra cui anche quei tropari della Resurrezione, cosiddetti Anatolikà (serie di sticherà del lucernario e delle lodi della domenica) e contenuti nell' O ktòichos (libro liturgico contenente le officiature delle domeniche del periodo dalla fine del pentikostarion all'inizio del triodion) o Paraklitikè, come anche numerosi inni per varie feste che recano il nome di Sant'Anatolio.
La Chiesa lo commemora il 3 luglio.

ANDREA PIRRO

GIORGIO CHEROBOSCO

CIRO, VESCOVO DI SMIRNE

ABACO AUSENZIO

SAN SIMEONE TAUMASTORITE

SAN SOFRONIO, PATRIARCA DI GERUSALEMME

San Sofronio nacque a Damasco, in Siria, intorno al 580 d.C. da genitori devoti e virtuosi, Plinta e Miro. Per la sua origine è chiamato anche Damasceno. In giovane età, si recò in visita alla Terra Santa e fu ordinato monaco nel monastero dell'abate Teodosio, dove si legò spiritualmente con Giovanni Mosco 45, da cui apprese molte verità. Insieme, si recarono in Egitto, entrando in contatto con l'ambiente di San Giovanni l'Elemosiniere, e poi a Roma. Ma Giovanni Mosco morì (620 d.C.). Sofronio portò le sue reliquie a Gerusalemme e dopo averle sepolte nel monastero di San Teodosio, ritornò ad Alessandria. In questa città fu colpito da una grave malattia degli occhi. Quindi, si recò in visita alla chiesa dei Santi Anargiri Ciro e Giovanni, ad Abukir, dove guarì miracolosamente. Questo miracolo è incluso nel suo encomio verso questi santi.
Successivamente, andò a Costantinopoli, nella speranza di convincere il Patriarca Sergio I (610-638 d.C.), a condividere le sue posizioni contro il Monofisismo ed esprimere il suo disaccordo contro il piano unificatore preparato dal Patriarca di Alessandria Ciro (630-643 d.C.), per mettere fine al conflitto tra gli Ortodossi ed i Monofisiti. Ma la sua missione non ebbe successo, e così, deluso, ritornò a Gerusalemme.
Alla morte di San Modesto, Patriarca di Gerusalemme (morto il 16 dicembre), San Sofronio, per le sue grandi virtù, salì al trono patriarcale della Chiesa della città. La situazione era desolante. Internamente, l'Ortodossia soffriva a causa delle teorie monofisitiste. Esternamente, gli arabi assediavano la città di Gerusalemme. Già avevano conquistato Betlemme e San Sofronio non potendo, nel 634 d.C., recarvisi per festeggiare la nascita di Gesù Cristo, si rattristò non poco. Per tranquillizzare il suo gregge, convocò un Concilio dove condannò il Monofisismo, organizzò la difesa della città, ma, nel 637 d.C., fu costretto a consegnare la città nelle mani del califfo Omar.
San Sofronio morì in pace l'anno successivo, il 638 d.C. e la Chiesa lo commemora l'11 marzo.
L'opera lasciata dal Santo è chiaramente poetica. Si è distinto soprattutto per aver scritto la vita dei Santi Anargiri, Giovanni l'Elemonisiere e Maria Egiziaca. È ritenuto un rilevante musicista e compositore di inni sacri. Tra le sue opere, degne di particolare nota sono i tropari delle Grandi Ore: Natale, Epifania, Benedizione dell'acqua, Venerdì Santo, tutti in suono plagale d. Con il nome di Sofronio, si è conservato nella biblioteca Patriarcale di Costantinopoli della chiesa del Santo Sepolcro, uno Sticherario musicale, illustrato da Gregorio Protopsaltis, uno dei tre maestri nel nuovo metodo musicale.

GIORGIO, VESCOVO DI SIRACUSA

GIORGIO PISIDE

Cartofilace (d ignitario ecclesiastico, archivista del patriarcato) ed Arcidiacono della Chiesa di Santa Sofia. Eccezionale poeta ed innografo. Visse negli anni dell'imperatore Eraclio e durante il Patriarcato di Sergio (626 d.C.). Giorgio scrisse numerosi Canoni per vari Santi. A lui sono attribuiti anche gli inni " Τη Υπερμαχω(Alla Stratega campione), e l' "Acatisto" (Antico inno bizantino in onore della Madre di Dio, cantato in piedi - da cui il nome "non seduto" - il venerdì delle prime cinque settimane della grande Quaresima , oppure come officiatura devozionale) della Madre di Dio, realizzato in occasione dell'assedio di Costantinopoli da parte degli arabi. All'epoca, l'Arcidiacono Giorgio, su ordine del Patriarca Sergio, compose un inno di ringraziamento alla Madonna, poiché la città era riuscita e non cadere nelle mani degli arabi, forse in base ad un inno precedente. Molti storici attribuiscono la poesia di questo inno ad altri poeti, precedenti il Piside, senza però menzionare con precisione i loro nomi.

SAN TEODORO IL SICEOTA

San Teodoro nacque a Sykeon, vicino ad Anastasiopoli 46, in Asia Minore, città della provincia di Ankara, ed era figlio della prostituta Maria e di Cosma, apocrisario, vale a dire nunzio, dell'imperatore Giustiniano. La sua nascita da una prostituta non impedì Dio a farlo diventare un onorevole Arciprete, arricchendolo di strani atti miracolosi. A scuola era un alunno molto bravo ed a dieci anni, manifestò la sua inclinazione alla vita monastica.
In giovane età, fu ordinato monaco dal Vescovo di Anastasiopoli, Teodosio. Più tardi, fu ordinato diacono e presbitero. Subito dopo, si recò in visita alla Terra Santa e diventò monaco nel monastero della Santissima Madre di Dio di Cuziba.
Successivamente, ritornò nella sua città natale e si stabilì presso la chiesetta di San Giorgio. In questo luogo, si diede alla pratica ascetica del digiuno, della veglia e delle salmodie, dormendo a terra, e ricevendo in cambio delle eccezionali virtù per combattere contro gli spiriti maligni e guarire le malattie.
Dopo la morte del Vescovo di Anastasiopoli, gli abitanti della città, i clericali ed i laici, si recarono ad Ankara per chiedere al Metropolita di questa città, Paolo, di nominare Teodoro quale Vescovo della propria città. Il Santo non accettava assolutamente questa proposta, tanto che i cristiani ricorsero alla forza. Lo fecero uscire fuori dal suo rifugio e lo posero su di una lettiga, per rapirlo, contro la sua volontà.
Durante la sua incoronazione a Vescovo, qualcuno vide un'enorme stella brillare nel cielo e soffermarsi sulla Chiesa, illuminando la città e la regione circostante.
San Teodoro giunse ad Anastasiopoli insieme al Vescovo della città di Cinna, Amianto, che lo consacrò Vescovo. Da quel momento, la sua figura splendeva continuamente come un sole, con i suoi carismi divini terapeutici, con l'austerità della sua vita, con tutte le virtù e le sue opere di beneficenza.
Tuttavia, il Santo aveva deciso di ritirarsi, per seguire la via dell'eremitaggio. E così, si incontrò con il Vescovo di Ankara Paolo, pregandolo di accettare le sue dimissioni. Ma il Vescovo non poteva accettare le dimissioni del Santo. Dopo un'intensa discussione tra i due, alla fine decisero di inviare un messaggio al Patriarca di Costantinopoli, Ciriaco, esponendogli la questione. Il Patriarca Ciriaco, su esortazione dell'imperatore, diede l'ordine al Vescovo di Ankara di accettare la richiesta del Santo, e di dargli anche l' omoforion (v este liturgica propria del vescovo, consiste in una fascia larga circa 25 cm. trapunta di croci recante l'immagine di un agnello o l'effige del Redentore) dell'Episcopato, per conservare il suo titolo, considerando che era un uomo santo e che si ritirava dal suo posto senza aver commesso alcun errore.
Quindi, il Santo andò nella regione di Elaiopoli e si isolò nella chiesa dell'Arcangelo, ad Acrena, vicino al paesino di Pidro. In quella stessa epoca, il Santo ricevette delle lettere anche dall'imperatore Maurizio e dal Patriarca Ciriaco, che lo esortavano a recarsi a Costantinopoli per benedirli. Così, andò nella città, dove predicò la parola di Dio e guarì molte persone.
Il santo ritornò nella Galazia, ma ritornò ancora una volta a Costantinopoli, il 610 d.C., nel periodo del Patriarca Tommaso, trovandosi nella città alla sua morte. Onorato dal Patriarca Sergio, ritornò nel suo monastero, dove continuò la sua vita in devozione.
Morì il 613 d.C.. La Chiesa commemora il Santo il 22 aprile.
È ritenuto innografo, poiché scrisse numerosi Stichera, cioè i canti utilizzati negli uffici liturgici vespertini o nelle lodi del mattino, secondo i giorni di ciascun mese.


31P.G. 39, 17.

32 P.G. 39, 35-44.

33P.G. 39, 44-60.

34P.G. 39, 59-66.

35P.G. 39, 65-89.

36 P.G. 39, 89-94

37 P.G. 39, 119-130

38 K. Holl, Amphilochius von Ikonium in seinem Verhältnis zu den grossen Kappadozen, Tübibgen e Lipsia, 1904, pagg. 91-102.

39Επιστολή (Epistola) 2, 44.

40 San Cirillo, Πασχάλιος Λόγος (Omelia Pasquale), 26, P.G. 77, 1949-1972.

41Socrate, Storia Ecclesiastica 7, 7, P.G. 67, 749C-762°.

42 San Cirillo, Περί της εν πνεύματι και αληθεία προσκυνήσεως και λατρείας (Sulla preghiera e sul culto dello spirito e della verità), IX , P.G. 68, 624.

43 San Cirillo, Περί της εν πνεύματι και αληθεία προσκυνήσεως και λατρείας (Sulla preghiera e sul culto dello spirito e della verità), I, II, III, VIII, XIV, P.G. 68, 205A.

44Mansi IV, 1317. 1320.

45Monaco e scrittore. Nacque a Damasco, in Siria, intorno al 545 d.C.. E' noto anche come Eucrate o Eucrato. Inizialmente, fu monaco presso il monastero del Martire Teodosio e successivamente, in quello di San Saba. La sua opera " Λειμών "è ritenuto uno dei monumenti della filosofia cristiana.

46 L'Antica Laganaia, cui l'imperatore Anastasio (491-518 d.C.) diede il suo nome.

Apostoliki Diakonia della Chiesa di Grecia